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1 - Trasduttore sismico

Un trasduttore sismico (Fig. 1) ? caratterizzato dal sistema massa M - molla K - smorzatore C, da un contenitore protettivo e da un opportuno trasduttore del segnale in uscita.

Figura 1: trasduttore sismico.

Si suppone che la vibrazione abbia la direzione dell?asse y e che sia sinusoidale1. Il trasduttore ? rigidamente collegato all?elemento di macchina di cui si vuole misurare l?accelerazione. Quest?ultimo in base all?ipotesi fatta vibra con un spostamento rispetto ad un punto fisso esterno D esprimibile nel seguente modo:
in cui yh ? lo spostamento del contenitore protettivo, e quindi dell?accelerometro nel suo complesso, rispetto ad un punto fisso esterno, A l?ampiezza e ω la pulsazione della forzante impressa. Se yr ? lo spostamento relativo della massa M si ha che lo spostamento assoluto ym della massa M si pu? esprimere nel seguente modo:
Se la massa M ? molto grande e la vibrazione ha una bassa frequenza, lo spostamento yr della massa M avr? un certo ritardo rispetto a quello del moto assoluto. Tale spostamento risulta:
in cui φ ? lo sfasamento. Se la frequenza di vibrazione aumenta molto, la massa tender? a restare inerte e ci? sar? tanto pi? vero quanto pi? tale valore sar? grande rispetto alla frequenza propria del trasduttore, la cui pulsazione ? pari a ωn: il movimento della cassa rispetto alla massa ? proprio quello rispetto ad un punto fisso che si andava cercando. In tal caso lo strumento si comporta come un vibrometro (yrMax circa uguale ad A), ossia misura l?ampiezza delle oscillazioni. Se invece la frequenza di lavoro, ovvero la frequenza di eccitazione , ? inferiore alla frequenza propria del trasduttore lo spostamento relativo yr risulta proporzionale all?accelerazione. Per trovare il segnale di uscita yr rispetto a quello di ingresso yh basta esplicitare il secondo principio della dinamica per il caso in esame:
sostituendo ym si ha:
conoscendo l?espressione di yh si determina la sua derivata seconda:
che sostituita nell?espressione del secondo principio della dinamica fornisce:
La soluzione in regime stazionario di tale equazione differenziale del secondo ordine ? la seguente:
con:
e l?angolo di sfasamento:
Graficando tale soluzione (Fig. 2) si ha che quando tende all?infinito ω/ωn , (yr)Max/A tende ad 1 il che conferma quanto asserito precedentemente: quando la frequenza dello strumento ? molto bassa rispetto a quella di eccitazione, la massa M sta praticamente ferma ed esso si comporta come un vibrometro (misura cio? l?ampiezza).
Figura 2: rapporto (yr)Max/A, in funzione del rapporto delle frequenze..


I vibrometri risultano pertanto strumenti intrinsecamente grandi e ci? ? verificato tanto pi?, quanto pi? ? bassa la frequenza che debbono misurare. Ci? significa che volendo misurare con un vibrometro le caratteristiche di vibrazione di un corpo piccolo e leggero, che vibra a bassa frequenza, l?errore di inserzione che ne risulta sarebbe tale da rendere improponibile la misura stessa. In questi casi, che poi in termini applicativi rappresentano la stragrande maggioranza, ? dunque necessario ricorrere a sistemi alternativi, quali gli accelerometri elettrici, trasduttori cio? in grado di convertire l?accelerazione in ingresso in un segnale in uscita proporzionale all?accelerazione stessa. Tale segnale elettrico, generalmente in tensione, viene quindi trattato attraverso i sistemi di acquisizione ed elaborazione dati: una doppia integrazione dello stesso consentir? la determinazione degli spostamenti.

Quando la frequenza da misurare ? bassa, rispetto a quella propria dello strumento, si ? in presenza ad un accelerometro; la massa M non ? pi? ferma ma si muove con spostamenti che risultano proporzionali alle accelerazioni. Derivando due la volte l?espressione dello spostamento sinusoidale dell?accelerometro rispetto ad un ipotetico punto fisso esterno si ricava:
e di conseguenza a meno del seno:
in cui Aacc ? l?ampiezza della accelerazione (accelerazione massima). Ricavando A e sostituendola nella soluzione precedentemente scritta si ha:
in cui risulta evidente il rapporto tra lo spostamento massimo della massa M rispetto alla cassa e la accelerazione massima della cassa stessa. Il secondo fattore a secondo membro ? il fattore noto, tipico degli strumenti del secondo ordine. Esso ? moltiplicato per l?inverso del quadrato della frequenza propria, costante per ogni strumento. Graficando la funzione (Fig. 3) ora si nota che per ω/ωn che tende a zero (ossia per frequenze di vibrazione molto piccole rispetto a quella propria dello strumento), il rapporto (yr)Max/Aacc tende all?unit?, il che equivale a dire che lo spostamento massimo della massa rispetto alla cassa esterna ? uguale all?ampiezza massima dell?accelerazione.
Figura 3: rapporto (yr)Max/Aacc, in funzione del rapporto delle frequenze.

Il dominio delle frequenze in cui pu? essere usato l?accelerometro dipende dall?errore dinamico accettabile. A parit? di accelerazione pi? ? elevato ωn e pi? piccolo ? lo spostamento; ci? significa che intrinsecamente ? molto pi? sensibile il vibrometro dell?accelerometro. Un accelerometro con una grande banda passante deve avere un valore alto della frequenza propria ωn : ci? si ottiene diminuendo la sua massa M ed aumentando il valore della costante elastica K. Essendo K grande e M piccolo, lo spostamento risultante ? piccolo ? quindi lo strumento ? caratterizzato dall?avere una bassa sensibilit?. Realizzare inoltre un accelerometro con una grande banda passante ? relativamente difficile in quanto, dovendo impiegare una massa molto piccola, non si riesce praticamente ad applicarvi il trasduttore. Il problema si risolve ricorrendo a trasduttori piezoelettrici: con essi ? possibile realizzare accelerometri aventi bassa massa ed elevata rigidezza.

Note:

(1) Il fatto che la vibrazione non ? sinusoidale ? superabile in base al teorema di Fourier. Inoltre forme d?onda complesse possono essere rappresentate tramite una serie di funzioni seno e coseno.